MUOIO COME UN PAESE

Presentazione di Muoio come un paese di Dimitris Dimitriadis (prima edizione Salonicco 1978) | tavola rotonda con l’autore | intervengono Caterina Gozzi, Dimitra Kondylaki, Gilda Tentorio e il console onorario Giorgia Lambraki | intervento con performance di Francesca Ballico | in collaborazione con ERT-Arena del Sole e Associazione Ca' Rossa; con il patrocinio di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Consolato onorario di Grecia in Bologna | coordina Laura Mariani

 

 

dove: Laboratori delle Arti/Teatro
quando: giovedì 6 aprile, ore 16

INGRESSO LIBERO

 

Torrentizio, magmatico, bruciante, Muoio come un paese racconta la caduta di una civiltà assediata. I nemici premono ai confini e il paese, soffocato dall'angoscia, si rinserra e implode. I valori sono rovesciati, le istituzioni sono corrotte in un delirio autopunitivo della nazione intera. Potente come un canto sacro, assordante come un urlo, travolge con la cronaca oscura di un mondo impazzito. L’ultimo grido è di una donna, che in una metamorfosi assume in sé i mali e la forma del paese. Muoio come un paese porta le ferite del regime dei Colonnelli ed è un'anticipazione poetica dell’attuale crisi sociale ed economica greca. Oggi racconta lo stordimento dell'Europa, i rigurgiti di nazionalismi impotenti e le risposte inadeguate alle guerre e alle nuove migrazioni: interrogativi che ci interpellano sul nostro concetto di civiltà e di identità europea. Pubblicato nel 1978 in prosa, questo è uno dei testi più tradotti e rappresentati di Dimitriadis. Viene riproposto in occasione della messinscena bolognese di Francesca Ballico, nella traduzione di Barbara Nativi e Dimitri Milopulos pubblicata su «Hystrio»: visioni poetiche in cui si riflette la nostra umanità stordita (Teatro delle Moline, 7-9 aprile).

 

Dimitris Dimitriadis, nato a Salonicco nel 1944, ha studiato cinema e teatro a Bruxelles. Ha scritto molte opere teatrali tra cui Il prezzo della rivolta al mercato nero (1966), Elevazione (1990), La vertigine degli animali prima del macello (1997), Lhéthé e altri 4 monologhi (2000), il trittico Homériade (2006/8), La Ronde du Carré (2007), Devastazione (2011), Civilizzazione. Una tragedia cosmica (2013). È stato tradotto e rappresentato in molte lingue (anche al Teatro Odeon, Parigi 2009-10). La sua opera poetica aperta Cathalogues 1-4 (1980) è arrivata al volume 13-14. Il suo romanzo Humanodie. Un millennio incompleto (voll. 1-7) ha vinto il premio di Stato nel 2003. Per Agra edizioni ha tradotto Eschilo, Beckett, Blanchot, Genet,  Bataille, Cioran, Koltès e molti altri.